Recensione: Piccole Grandi Cose - Jodi Picoult - Corbaccio



Buongiorno lettori!
Il mese scorso questa nuova uscita letteraria mi era quasi sfuggita, ad una prima ricerca delle novità da farvi vedere non l'avevo notata, non mi era arrivato sott'occhio, non avevo cercato bene, non so. Immaginate quindi la felicità nel vedere che dopo Leaving (che ho adorato) avevo ancora l'opportunità di leggere un nuovo romanzo di Jodi Picoult. Grazie alla casa editrice non ho dovuto aspettare molto e dopo l'incipit che vi avevo fatto leggere ecco la mia idea su un romanzo che tratta uno dei temi ancora scottanti: il diverso colore della pelle.











Titolo: Piccole grandi cose
Autore: Jodi Picoult
Editore: Corbaccio
Pagine: 492
Genere: Romanzo straniero
Prezzo: € 18.90
Ebook: € 9.99



Una donna ha appena partorito un bambino apparentemente sano al Mercy-West Haven Hospital.
I neo genitori sono al settimo cielo come è giusto che sia, sono giovani, inesperti, decidono il nome del loro bambino guardandolo in viso per la prima volta e sono bianchi. Si, bianchi, puri, ariani, come se nelle loro vene non scorresse lo stesso sangue di Ruth, l'infermiera afroamericana che, preso servizio per iniziare il suo turno, fa un controllo generale al piccolo Davis. Lo culla come farebbe con qualsiasi neonato, gli ausculta il cuore, scrive un appunto sulla sua cartella clinica perchè quel piccolo soffio che spesso i bambini si portano dietro per il primo anno di vita, venga controllato dalla pediatra di turno. Un'ostetrica eccellente che viene allontanata apparentemente senza motivo dal neonato.
Le viene comunicato il perchè con un post-it attaccato alla cartella clinica di Davis:

AL PERSONALE AFROAMERICANO E' VIETATO ACCUDIRE QUESTO PAZIENTE

Il problema per Turk e Brittany Bauer, i genitori di Davis, non è quello che Ruth ha fatto, ma quello che Ruth è.
Il giorno successivo, a seguito della circoncisione voluta dai genitori, il piccolo ha delle complicanze cardiache e Ruth è l'unica ostetrica presente nella nursery. Dopo un attimo di esitazione procede a rianimarlo, la nursery si riempie di personale medico, accorrono i genitori che l'unica cosa che vedono è il loro bambino morto e un'infermiera di colore con le mani sulla sua cassa toracica. Per Ruth l'accusa di omicidio arriva in una notte in cui viene portata in centrale con la sua vestaglia e le lacrime agli occhi, lì incontra il suo difensore d'ufficio, l'avvocato Kennedy McQuarrie, una donna bianca decisa a vincere questa causa escludendo la parola "razzismo" dalla sua arringa. Le due donne non saranno sulla stessa linea e il processo prenderà una piega a tratti inaspettata.

Se non posso fare grandi cose, posso fare piccole cose in modo grande.

Lo diceva sempre la mamma di Ruth alla sua bambina, sapeva che quella piccola era destinata ad allontanarsi dai quartieri esclusivamente di colore, sapeva che avrebbe studiato, che sarebbe andata oltre il colore della sua pelle, sapeva che la gente avrebbe visto altro in lei. Ma stavolta la vita le riserva una dura lezione, dall'altra parte ci sono due genitori sconvolti dal dolore.
Turk e Brittany sono degli Skinheah, fautori della supremazia bianca, ma più violenti, gente che preferisce impartire lezioni alle minoranze etniche attraverso pugni ben assestati. La loro forza sta nello stesso strumento che adesso io sto usando per comunicare con voi. Un blog, una rete sociale che si espande a macchia d'olio in cui è facile recuperare consensi scrivendo la storia di un bambino morto per mano di una nera. Ci si rende subito conto di quanto lo stesso strumento usato in modi diversi possa arrecare odio e accendere gli animi. Una fra le tante riflessioni che Jodi Picoult ci porta a fare leggendo il suo romanzo. Lei va subito al sodo, ci sbatte in faccia una realtà in cui il razzismo, se pur celato, esiste. Lo si legge negli occhi dei passanti, nelle persone che in autobus si siedono nel sedile vicino ad una persona bianca piuttosto che ad una di colore, nei gesti di chi cambia strada, nei giurati che non guardano Ruth negli occhi, nelle bambine che hanno dovuto aspettare forse trent'anni per avere Tiana, una principessa afroamericana.
E l'autrice apre anche gli occhi di Kennedy, la risveglia dal suo torpore in cui lei crede che se il suo imputato sia nero, bianco o viola, non faccia differenza, ma che in tribunale non vuole parlare di discriminazione razziale.

"Ho passato mesi a dire a Ruth che un processo per omicidio non è la sede giusta dove parlare di razza. Se lo fai, non vinci. Ma, se non lo fai, ci sono ugualmente dei costi, perchè stai perpetuando un sistema difettoso, invece di provare a cambiarlo".

Un romanzo dettagliato, curato nelle nozioni, in modo particolare quelle dedicate al processo e alla scelta dei giurati. Una storia che racconta le storie di persone di colore realmente vissute che hanno perso la vita ingiustamente o lottato per difendersi, uno spaccato di mala sanità, perchè il piccolo Davis avrebbe avuto qualche possibilità di sopravvivere. Una lettura che potrebbe aiutare il lettore a guardarsi dentro, ad andare oltre, potrebbe sensibilizzarlo e potrebbe aiutarlo, forse un giorno, a fare la differenza.


Jodi Picoult, la regina delle classifiche americane, vive a Hanover, New Hampshire, con il marito, i tre figli e numerosi animali domestici. I suoi romanzi sono pubblicati in trentasette paesi. Ha vinto numerosi premi letterari fra cui il New England Bookseller Award for Fiction, il Book Diamond Award, il Fearless Fiction Award, il Virginia Reader's Choice Award.
Fra i suoi libri pubblicati in Italia, tutti da Corbaccio (e anche in edizione TEA), ricordiamo La custode di mia sorella, Senza lasciare traccia, Le case degli altri e Intenso come un ricordo.


Commenti

  1. Ciao Nunzia anche a me stava sfuggendo quest'uscita! La Picoult va letta e questo romanzo sicuramente lo leggerò! Ho letto la tua recensione molto dettagliata e mi sono convinta ancora di più. Buona giornata!

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    1. Ciao Rosa, secondo me è una lettura che merita e che, soprattutto ti lascia il tempo per riflettere e imparare. Secondo me potrebbe piacerti!
      Abbracci

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  2. Ciao Nunzia. Deve essere un bellissimo romanzo, sicuramente da leggere.

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    1. Ciao Patrizia, è sicuramente un bel romanzo di formazione!

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  3. Sono scioccata....ma Jodi ha questo potere... è già in lista.

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    1. Cuore, io non conoscevo tante realtà come quella degli Skinhead, o comunque non così a fondo come viene descritta nel libro. Ti fa arrabbiare credimi, ma ti lascia anche il tempo per riflettere.
      Bacio

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  4. Ciao Nunzia. Io amo molto la scrittura di Jodi Picoult per il suo modo di mettere il lettore di fronte alla nuda realtà e questo romanzo in particolare, che sto per finire, mi provoca tanta rabbia. Vado a scoprire come finisce ;)
    Bacio, Stefi

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